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Gambe, la parola d’ordine è prevenzione

Il dott. Natalicchio ci insegna a riconoscere i sintomi

Una diagnosi precoce può risultare particolarmente importante per contrastare e curare l’arteriopatia obliterante (AOCP). Una patologia, questa, che colpisce le nostre arterie e ne riduce progressivamente la capacità di trasportare il sangue, in particolare verso le gambe. Se non curata può perfino portare a gravi complicanze a livello cerebrovascolare e cardiaco.

Come si manifesta un’arteriopatia obliterante?

La presenza di dolori riferiti durante la deambulazione deve far sempre sospettare la presenza di un’arteriopatia obliterante, in altre parole, un restringimento o una occlusione completa di un’arteria che irrora gli arti inferiori. Nei casi più gravi tali dolori sono così invalidanti da essere accusati anche a riposo.

Come facciamo a capire che questi sintomi non sono dovuti a una semplice lombosciatalgia?

La tipologia dei dolori riferiti e l’esame clinico, rappresentato dal grado della temperatura degli arti e dalla presenza dei polsi periferici, sono molto importanti per distinguere un’arteriopatia obliterante da una semplice lombosciatalgia. L’esame strumentale più importante per completare e perfezionare la nostra diagnosi è l’Eco Color Doppler. Questo esame ci consentirà di identificare con esattezza la tipologia e la sede dell’ostruzione, ma soprattutto la presenza dei circoli collaterali che compensano l’arteria ostruita, consentendo così al chirurgo vascolare di porre indicazioni al trattamento medico o al trattamento di rivascolarizzazione e alla tipologia di quest’ultimo. Nei casi in cui saranno interessate le arterie del bacino e dell’addome, è buona regola completare la diagnostica con una tac con mezzo di contrasto. Questo esame non solo ci consentirà di perfezionare la nostra diagnosi, ma sarà di valido aiuto sulla strategia da adottare per quanto concerne la tipologia di trattamento di rivascolarizzazione.

Quali sono i trattamenti?

A tutt’oggi la tecnica di prima scelta è quella endovascolare. Quest’ultima prevede la riapertura dell’arteria ostruita con un palloncino, seguita in taluni casi dal posizionamento di uno stent, una maglia in metallo che impedisce la riocclusione. Questa tecnica, poco invasiva, viene eseguita in anestesia locale e prevede il ricovero di qualche giorno. Nei casi di ostruzioni lunghe o non trattabili con la tecnica endovascolare, è necessario ricorrere alla tecnica chirurgica che prevede di saltare l’arteria ostruita con un by-pass che può essere eseguito con la stessa vena safena del paziente o in casi di assenza di quest’ultima, con una protesi. Nei casi più complessi la tecnica chirurgica viene associata a quella endovascolare. Si parlerà in questi casi di tecnica ibrida.

 

 

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